Come sono diventata un sasso
Stanotte ho sognato mio padre. Era giovane, come in quelle foto di me bambina con il fazzoletto rosso in testa, la canotta bianca e i piedi scalzi sul greto del torrente. Era giovane e paffuto, forse più chiaro del normale, forse più bonario. Cronometrava la capacità termica del mio corpo: Nove minuti - contava. Ci vogliono nove minuti perchè si arroventi e altri nove perchè si congeli del tutto. E' un sasso, è come me - diceva.
Così stamattina alzandomi dal letto sudato mi sono sentita un sasso, ruvido e puntuto, bruciato dal sole e scavato dall'acqua. Talmente assottigliato da poterci guardare attraverso. Cammino lasciando una scia di briciole di pietra dalla camera alla cucina, dalla cucina al bagno. La doccia mi gonfia come una spugna. L'asciugamano mi secca e mi grattugia.
Ho mangiato una manciata di cereali, pezzi di corteccia ruvida nel mio esofago di pietra. E poi acqua gelata, direttamente dalla bottiglia, a dilavare i detriti della notte e dei sogni inquieti specchiandomi nella nebbiolina che esce dalla porta aperta del frigo.
Poi la donnasasso coperta di rugiada è rotolata fino a qui e del viaggio non serve dire nulla, che è solo muta e quotidiana transumanza. E' qui, in questa prigione di corallo, che da mesi consumo il mio molle esistere. E da mesi, tutti i giorni, in ogni istante pianifico la fuga.

1 Comments:
è bellissimo...
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